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MASSIMO SGROI

Solo exhibition "Verso Sospeso" - D Gallery - Torino - 2008

La verità è la condizione indispensabile per la ricerca della bellezza; anche quando essa sembra sparire in un modo sempre più invasivo essa emerge dalle profondità dell’anima per affermarsi, sempre e comunque, come termine ultimo della ricerca umana.
Fabio Adani analizza questa verità attraverso la leggerezza del suo lavoro; acquarelli, dominati da un monocromatismo azzurro, in cui gli oggetti emergono con l’urgenza ed il bisogno di una attestazione di certezza. Adani ridefinisce il rapporto fra il pensiero ed il reale in cui esiste, appunto, la possibilità in cui l’idea “pensi” la realtà stessa. E l’illusione delle sue opere è figlia di una capacità di giocare con questa realtà nello stesso modo in cui la metafora è un gioco con la verità. Nel suo lavoro è evidente una rivincita dell’alterità, di quelle figure al di la dello specchio e che ogni tanto appaiono in un mondo malato di finzione. Concettualmente Adani ricorda molto ‘ultimo lavoro di Baudrillard, laddove il grande filosofo francese ipotizza, nel “Delitto Perfetto”, la fuga verso la sparizione assoluta. L’enigma, che pervade le sue opere, si offre in una trasparenza assoluta e concettualmente sfugge, quindi, ad una qualsiasi classificazione estetica o critica. Al contrario di ciò che si può pensare il mondo contemporaneo non vive della mancanza di realtà; al contrario, per tornare a Baudrillard, viviamo in un mondo malato di “eccesso” di realtà. Essa cambia, o meglio, muta, per definirla con un termine più legato alla contemporaneità, avvalendosi di livelli di iperrealtà mai concepiti finora. Questa straordinaria e strana stratificazione che definiamo oggi il “reale” è composta da una serie di sedimentazioni che partono dalla fisicità del mondo per attraversare i grandi media, il cinema, il web e, in un futuro prossimo, ciò che gli scrittori cyberpunk hanno definito cyberspace o matrice.
Il lavoro di Fabio Adani non si omologa ai rigidi geometrismi del realismo scientista. Esso si muove, piuttosto, da quel livello della percezione che Platone definisce “I mondi in conoscibili” e che, più di recente, Jung ha definito come inconscio. Il suo punto di vista è sensoriale, trascendente e metafisico e, di per se, sfrutta le contraddizioni stesse o i vuoti che una simile geometrica struttura lascia all’osservatore. Colore, sedia (o altro tipo di oggetto, laddove l’uomo è più oggetto assoluto che non individualità) luce, in questa triade l’artista sviluppa il suo mondo, quasi come fosse un moderno Demiurgo; la sua maieutica prende direttamente le mosse dal livello metafisico del mondo senza, per questo, dimenticare il “luogo” in cui vive.
Gli umani o le sedie in attesa di Adani appartengono, allora, al mondo delle idee di Platone, a quegli assoluti che esistono al di là di ogni referenza nel mondo reale. 
Le sue opere sono di grandissimo impatto emotivo e di forte intensità visuale. Il progetto di questa ricerca si basa sulla compresenza di due differenti visioni della concettualità contemporanea senza, per questo, tralasciare il lato emozionale dell’opera. Lo spettatore ha il modo di penetrare la sua sintesi formale che, sebbene appartenga ad una tecnica millenaria come la pittura, è perfettamente aderente a quella che è la vita dell’uomo post duemila
In un mondo dominato dal controllo informatico ciò che sfugge, ancora, alla dittatura tecnotronica è la capacità poetica del racconto, del film, della musica, della piece teatrale o dell’opera d’arte visuale laddove esse sono basate, ancora, sulla concezione poetica dell’opera d’arte. Perchè la poesia, proprio per la sua vicinanza con la follia, sfugge ancora al “controllo del controllore”. Allora la forte connotazione poetica di questo apparato creativo finisce per esser, proprio per la sua natura intrinseca, vettore sociale in quanto sovverte il rigido geometrismo della visione globalizzata, dove per globalizzata si intende un controllo della comunicazione visuale mai così forte e pressante nella storia. Contemporaneamente, però, l’aurea di fascinazione estetica connaturata alla sua arte sfugge al modello precostituito per essere fuggevole, immaginifico, virtuale se non addirittura fantasmatico. D’altra parte il concetto di luminosità che emerge dalle opere di Adani, appartiene più allo splendente riverbero dell’anima, a quell’inner space ballardiano, che non alle definite leggi della meccanica quantistica. E’ una luminosità interiore che, attraverso la sintesi formale più immediata e semplice, diviene splendente alterità che si attesta sulla superficie dell’opera. In questo mondo “lattiginoso”, indefinito, appunto, “maieutico”, lo spettatore si perde nel viaggio. E l’attraversamento riguarda direttamente le architetture dell’anima e della parte profonda della mente che non la travolgente sensualità del relativismo contemporaneo. E’, come sempre, un problema di scelte; Adani adatta la scelta estetica e formale al proprio modo di essere al di là delle logiche del trend di mercato. In questo è evidente nel suo lavoro ancora una purezza di pensiero, un disincanto che lo porta ad esplorare strade insolite e, comunque, non omologate.
Nella riflessione che egli fa, attraverso lo studio sulle architetture dell’umanità, la soluzione è da un lato estremamente connessa ed intrecciata con la millenaria cultura mediterranea che gli appartiene, dall’altro è una presa di coscienza delle compresenze delle diverse percezioni del mondo contemporaneo. Un “insieme” per usare una categoria matematica mai così complesso, così caotico ma, allo stesso tempo, mai così controllato. Più che partorire la stella danzante oggi l’entropico mondo contemporaneo crea androidi obbedienti, esseri che, nell’illusione della libertà (una libertà sempre più spesso omicida e/o suicida) finiscono per essere simulacri di un gioco giocato da altri.
La scelta dello spazio metafisico non è, allora, fuga dalla realtà e, al contrario, ricerca di uno dei pochi spazi di libertà all’interno della nostra mente e della nostra anima. 
Le sedie aspettano ancora che dalla luce ritorni il semplice, banale, fragile eppure straordinario bipede senziente dotato di intelletto.
The truth is the precondition for the search of beauty, even when it seems to disappear in an increasingly invasive it emerges from the depths of the soul to succeed, always, as the ultimate human research. 
Fabio Adani analyzes this truth through the lightness of his work; watercolours, dominated by a blue monochromatism, in which objects are emerging with the urgency and the need for a statement of certainty. 
Adani redefines the relationship between thought and reality in which there is, indeed, the possibility that the idea "think" the reality itself. And the illusion of his works is the daughter of an ability to play with this reality in the same way that the metaphor is a game with the truth. In his work is a clear revenge of the otherness, those figures to the other side of the mirror which occasionally appears in a sick world of fiction. Conceptually Adani remembers very 'last work of Baudrillard, where the great French philosopher suggested, in "Perfect Crime", the escape to absolute disappearance. The Enigma, which pervades his works, offer itself in an absolute transparency and conceptually escapes, and then, for any classification or aesthetic criticism. Contrary to what one might think of the contemporary world it doesn't live to the lack of reality, on the contrary, to return to Baudrillard, we live in a sick world of "excess" of reality. The reality changes, or rather, transforms, using the levels of iper-reality ever conceived so far. This extraordinary and strange stratification today we call the "real" is composed of a series of sediment leaving the physicality of the world to cross the major media, film, the Web and in the near future, what cyberpunk writers have defined Cyberspace or matrix. 
The work by Fabio Adani not homologous to strict rationalism of scientific realism. It moves, rather, from that level of perception that Plato calls "The worlds not-knowable" and, more recently, Jung has called “unconscious”. His point of view is sensorial, transcendent and metaphysical, and it, uses the same contradictions and gaps that such a geometric structure leaves the viewer. Color, chair (or other type of object, where man is more absolute object than individuality) light, in this triad the artist develops his world, almost as if it were a modern Demiurge; and its maieutic takes directly from the level of metaphysical world anyway without forget the place where he lives. 
Humans or chairs awaiting belong, then, the world of the ideas of Plato, those absolute that exist beyond any reference in the real world. 
His works are of great emotional impact and strong visual intensity. The project of this research is based on the simultaneous of two different visions of contemporary conceptuality, without, for this, forget the emotional side of the work. The spectator has a way to penetrate his formal summary that although belonging to a millennial technique as painting, is fully adhering to what is the life of post two thousand person. 
In a world dominated by informatic control what escapes again, away from technotronic dictatorship is the ability of poetic narrative, film, music, theatre or visual art, where they are based, again, on the poetic concept artwork. Why poetry, because of its proximity to the madness, yet escapes to the "control of the controller”. Then the strong poetic apparatus of this ends up being creative, because of its nature, social carrier because it subverts the rigid rationalistic of the globalized vision, where globalized means control of visual communication ever so strong and pressing in history. At the same time, however, the gold standard of aesthetic fascination inherent to his art, escapes the previously established model to be fleeting, imaginative, or even virtual and fanciful. On the other hand, the concept of light emerging from the works of Adani, belongs more of the bright reverb of soul, that inner space described by Ballard, whan the hard laws of quantum mechanics. It's an inner brightness which through a formal synthesis more immediate and simple, becomes bright otherness that stands on the surface of the work. In this world "milky" indefinitely, "maieutic", the spectator is invited in travel. It directly concerns the crossing of soul's architectures and the deep part of the mind that is not the overwhelming sensuality of contemporary relativism. As always, it's a problem of choices; Adani adapts the formal and aesthetic choice to his way of life beyond the logic of market trends. This is evident in his work still a purity of thought, a disenchantment that led him to explore unusual and not-homologate streets. 
On reflection he does, through the study of the architecture of the humanity, the solution is, on the one hand, strictly connected and intertwined with the ancient Mediterranean culture that belongs, and to the other hand, it's an awareness of the compresence of the different perceptions of the contemporary world . A "set" to use a math class ever so complex, chaotic but at the same time, never so controlled. Rather than give birth the dancing star, today's entropyc contemporary world creates obedient androids, beings that, in freedom (freedom increasingly murderous and/or suicide) end up being pretense of a game played by others. 
The choice of metaphysical space is not, then, escape from reality and, on the contrary, looking for one of the few spaces of freedom in our mind and our soul. 
The chairs still wait that from the light returns the simple, banal, fragile yet extraordinary sentient biped gifted with intellect.
Massimo Sgroi
mostra personale “Verso Sospeso” - D Gallery, Torino - 2008 
solo exhibition “Verso Sospeso” - D Gallery, Turin - 2008