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J.A. EDWARDS

Fabio Adani, pittore dell’infinito

Pittura dell'Infinito. Questo è il carattere, dilatato e fortissimo, del sorprendente Maestro italiano che apre il terzo millennio dopo le innumerevoli e deflagrate esperienze del Novecento. Pittura di grandioso respiro di luce che profetizza l'incoercibile rapporto prossimo-futuro tra l'umanità e il pianeta, tra l'umanità e il cosmo.
I dati visivi di Fabio Adani convintamente non evadono dalla realtà costitutiva degli enti fisici, legandosi così alla sempiterna forza strutturale della tradizione, ma la sublimano in una levitazione ipermetafisica affidata soprattutto agli immensi velari luminosi che invadono le solitudini terrene dove la “forma d'uomo” tende all'orientamento ideale, al ritrovare il seggio del demiurgo al centro della creazione.
E' l'arte che non cambia – che non può cambiare, come affermava Apollinaire – la quale sostiene le proposizioni prospettiche e pervagative di questo pittore, ove le composizioni nascono dalla forza segreta della geometria, quale eterno incanto della mente al momento genetico della disposizione figurativa. Nello stesso modo il colore irrora ogni spazio del dipinto, soprattutto nel vitale distendersi dell'azzurro, interrotto soltanto dall'eccesso di luce o dalle sagome inquiete degli elementi interrogativi (gli uomini, gli scanni), vere chiavi d'accesso alla compenetrazione misteriosa tra finito e infinito. Un' effusione d' azzurro che risulta indispensabile come priorità esistenziale, respiratoria, e come anelito alla liberazione del pensiero. A tale avvolgimento talora s'affianca l'oro, e ci trasporta in un assoluto sublime, pregno di imminente certezza. E' un dualismo cromatico di timbro che supera certamente il “problema colore”, e che non risponde solamente alla ricerca heideggeriana delle “tonalità affettive”, ma che ferma in modo perentorio la collocazione del trapasso – appunto – tra finito ed infinito.
Da sottolineare a questo proposito l'estrema raffinatezza dell'esecuzione ad acquerello, che tale rimane nelle opere di grande formato, dove l'espandersi della dilatazione cosmica raggiunge effetti emozionali comparabili soltanto con quelli dei pochissimi “re dei cieli” dei secoli passati: i paesisti olandesi del seicento, Turner, Boudin. L'autografia manuale dei dipinti dell'Adani è totale, e suscita meraviglia per il controllo magistrale di una tecnica storica – l'acquerello, appunto – che ogni altro pittore ha usato in modo svariante. Qui nessun mezzo artificale entra nel lavoro, e rende ogni soggetto un “unicum” prezioso.
E' giusto dire che Fabio Adani è in prima fila con la modernità, ma il senso che si ricava dai suoi lavori ci offre altresì la percezione che egli precorra la nostra contemporaneità, costantemente sfuggente. In questo si misura la sua autenticità artistica, la sua capacità di essere il corifeo del nostro tempo, e in siffatto ruolo diventa necessaria la sua tecnica leggera; nessun pigmento corposo infatti, nessuna pesantezza del colore ad olio, ad esempio, potrebbe essere adeguata al messaggio. L'estrema leggerezza dell'essere corrisponde alla levità della meditatio vitae pittorica, ed è di segno fortemente ottimistico.
Ogni opera dell'Adani sta all'opposto del Farmacista di Figueras alla ricerca del nulla assoluto, di Salvador Dalì, e neppure ne accetta la provocazione (ineliminabile nei paradossi del maestro catalano), ma con poetica elevazione ne segna il mirato traguardo: canta il futuro prossimo dell'armonia umana.
Fabio Adani, painter of infinite

Painting of Infinite. This is the expanded, strongest character, of the amazing Italian Master who opens the Third Millennium after the countless and deflagrated experiences of the Twentieth century. Painting of magnificent breath of light which prophesies the irrepressible relationship of the coming future between humankind and the planet, between humankind and cosmos.
Fabio Adani’s visual data do not evade from the constituent reality of physical entities, thus tying themselves to the eternal structural force of tradition, but they sublimate it to an hyper-metaphysical levitation entrusted mostly to the vast light velaria that invade the earthly solitudes where the “form of man” longs towards the ideal orientation, towards finding again the demiurge’s seat at the centre of creation.
It is Art which doesn’t change – which cannot change, as Apollinaire declared – which supports the perspective and wandering propositions of this painter, where compositions are born from the secret force of geometry as the eternal charm of mind in the begetting moment of figurative arrangement. In the same way colour sprays every space of the painting, especially in the vital spreading of light blue, broken only by the excess of light or by the restless shapes of questioning elements (men, chairs), true access keys to the mysterious permeation between finite and infinite. It is an effusion of light blue which is essential as existential, breathing priority, and as a yearning for the liberation of thought. Sometimes gold comes alongside this envelopment and carries us to a sublime absolute, pregnant with imminent certainty. It is a chromatic dualism of timbre which certainly overcomes the “colour problem”, and which does not answer only to the heideggerian quest for “affective notes”, but which peremptorily pins down the position of passage - like we said – between finite and infinite.
It is to be underlined on this subject the extreme refinement of watercolour performance, which remains the same in the large sized works, where the expansion of cosmic dilation reaches emotional effects compared only with those of the very few “kings of skies” of the past centuries: the Dutch landscape painters of the seventeenth century, Turner, Boudin. Adani’s hand autography in his paintings is total, and it generates amazement for the excellent control of a historical technique – watercolour, precisely – which every other painter has used in a varied way. Here no artificial means enter the work, and renders every subject a precious “unicum”.
It is correct to say that Fabio Adani is in the forefront of modernity, but the sense we evince from his works offers us on the other hand the perception that he foreruns our contemporaneity, constantly elusive. In this we can measure his artistic authenticity, his ability to be a coryphaeus of our time, and in such a role his soft technique becomes necessary; no full-bodied pigment, in fact, no heaviness of oil colour, for instance, could be apt to the message. The extreme lightness of being corresponds to the levity of pictorial meditatio vitae, and it carries a strong optimistic meaning.
Every one of Adani’s work is in contraposition to Salvador Dalì’s Chemist of Figueras in search of absolute void, nor do they accept its provocation (unremovable from the paradoxes of the Catalan master), but with poetical elevation it marks the aimed goal. It sings of the coming future of human harmony.