Mobirise

LIMES

Solo exhibition and site specific installations
Galleria "Tiziana Severi Artecontemporanea" - Rubiera (RE) - a cura di F. Baboni e S. Taddei - 2017
“Limes – Limite” – Satura Art Gallery - Genova – a cura di Associazione Satura - 2017

DESCRIPTION OF THE PROJECT

L'antico “Limes” romano era il limite, il confine politico dello Stato, ma soprattutto segnava la separazione tra le culture, (sentita ancora più forte forse di un semplice limite territoriale); per segnare questa demarcazione veniva sfruttato ciò che la natura metteva a disposizione, soprattutto i fiumi (il Danubio, il Reno, ecc), ma dove questo non fosse possibile venivano erette barriere fisiche, costruite dall'uomo, i “Valli”, delle vere e proprie mura per sancire un “al di qua” e un “al di la”. E la pratica di sancire confini e di costruire mura, proprio per difendere questi possedimenti, è una pratica antichissima nata ben prima dei Romani, e che continua ad essere fortemente attuale anche oggi; eppure la Storia insegna che queste barriere, considerate invalicabili e durature dai propri artefici, non hanno resistito all'urto del tempo, dei cambiamenti politici, ma soprattutto sociali, avendo avuto tutte come destino comune quello di cadere, di sgretolarsi o comunque di non avere più alcun senso anche nel caso in cui siano rimaste in piedi.

Composto da una serie di disegni a grafite (dimensione cm 50x70) e di acquerelli di vario formato (si va dal 30x30 cm al 70 x 100 cm) (e potenzialmente opere a dittico a tecnica mista), “Limes-Borders” è un'indagine proprio sul tema del “muro” del confine o della barriera, di un elemento che separa, presentato però non come barriera fisica e tangibile, ma sembra più un'apparizione, è un'entità evanescente e immateriale ma perfettamente percepibile nella sua esistenza fatta quasi di luce ed aria, nella quale si riesce a cogliere l'imponenza fisica di tale barriera se confrontata con la piccolezza delle sagome umane che appaiono ai suoi piedi e la quasi impossibilità a valicarle o anche solo a dialogare con esse; il suo significato è più simbolico, metaforico: tale barriera vuole rimandare sia a barriere fisiche esistite o esistenti e alla loro (presunta) invalicabilità, ma strizza anche l'occhio a quelle situazioni “kafkiane” in cui c'è un qualcosa di più grande di noi che ci esclude e che non riusciamo a capire o a penetrare con la nostra piccolezza umana e che di conseguenza ci spiazza e ci inquieta. Ma soprattutto la raffigurazione impalpabile di questo muro allude a tutte quelle barriere mentali che ognuno ha dentro sé, che rappresentano i propri limiti, paure, diffidenze e convinzioni incrollabili che ci impediscono di dialogare ed accettare quello che può essere altro da sé, impedendoci quindi di avere un orizzonte più ampio, e facendo continuare ad esistere nei rapporti umani ed interpersonali quelle barriere, quei confini reali che alla fine risultano più labili e più mobili di quelli interiori.


OLTRE LE BARRIERE - Francesca Baboni

Il limes per gli antichi Romani era originariamente una linea tracciata sul terreno dagli agrimensori e delimitata da una semplice strada che successivamente diviene un percorso militare e fortificato.

Il termine nel corso degli anni venne poi utilizzato per indicare l'insieme delle fortificazioni che si estendevano fino ai confini dell'Impero e che costituivano una linea di difesa come ad esempio muri e castelli posti in posizioni strategiche. Ma il limes segna anche la nuova ricerca di Fabio Adani che propone un'indagine sul significato della parola stessa e nello stesso tempo ci mostra un'interessante evoluzione della sua poetica. Nelle opere rarefatte dell'artista che fanno parte di questa nuova serie, realizzate ad acquerello o a matita, o nel libro d'artista che riporta anche suoi pensieri e aforismi accanto alle immagini, il limite viene rappresentato da una barriera fisica ben presente, un alto muro simile ad una fortificazione medievale o a bastioni di un castello, ma in realtà è fatto di pura luce. Ecco che si manifesta un'immagine quasi di trascendenza, come se noi vedessimo davanti agli occhi una barriera fisica ma che in realtà nella sostanza è puramente spirituale. L'alto bastione diviene così metafora di un'altro limite che è soltanto mentale e perciò apparentemente invalicabile. L'imponenza della struttura architettonica assume un'enormità ben evidente, talvolta riempiendo l'intera scena lasciando apparire soltanto una scheggia di cielo, a volte apparendo quasi coperta dalle nubi che la avvolgono mentre si staglia possente e mastodontica davanti al segno appena percettibile della presenza umana. Nella parte alta della barriera murale s'intravvede osservando con attenzione uno spiraglio di luminosità, una fessura, un piccolo solco quasi una finestra che ci rivela il mistero insondabile dell'oltre. Fabio Adani riesce con efficacia, mediante pochi cromatismi e tratti pittorici, a metterci davanti agli interrogativi spirituali che tormentano la nostra esistenza, ribaltando la situazione nel momento in cui davanti a quel muro impossibile da valicare siamo noi stessi, con le nostre reticenze, le nostre difficoltà nell'andare al di là dei nostri limiti, spettatori davanti a barriere mentali e interiori che non sono nient'altro che quelle che ci costruiamo da soli.


IN PUNTO DI LIMITE - Stefano Taddei

L'uomo affronta continuamente il proprio limite. Nelle congiunture della quotidianità ci sono sempre situazioni che cingono l'agire o il pensare in libertà dell'essere. Le convenzioni sociali sono sicuramente il confine che delimita ed impedisce maggiormente tale esercizio d'emancipazione. Ma c'è anche dell'altro. Resta il fatto che un limite c'è sempre da superare o aggirare, volenti o nolenti. Sondare certi confini è uno dei compiti che da sempre accompagnano la ricerca artistica. Fabio Adani da tempo sperimenta una ricerca che fa della luce un fattore portante ma in queste ultime creazioni si presenta una soglia che è principalmente mentale e interiore. In queste opere è come se all'umanità venisse, ad un certo punto del proprio percorso terreno, sbarrata la strada verso l'avvenire. Il tempo della scelta è una congiuntura spirituale, in cui l'essere si trova a decidere, sovente solo. In tali opere, quando presente, l'uomo mostra infatti il suo isolamento dai simili, davanti al mistero della luce e della propria finitudine. Il bagliore si struttura come mura di stampo medievale, come limite difficilmente valicabile. Un tempo sospeso pare poi accompagnare le differenti elaborazioni, manifestando un momento solenne verso una decisione. Il limite pare insuperabile ma l'atmosfera rarefatta pare dare spazio all'immaginazione del possibile.

Ecco quindi che questi limiti non sono confini invalicabili ma rappresentano le aperture che ogni decisione coscienziosa dell'essere sa aprirsi, pur nelle differenti difficoltà congiunturali. Quindi il margine rappresenta solo una delle possibilità per l'uomo per esserci, oltre o dentro i confini della socialità del dovere. Si può sfondare o stare dentro questo rifugio. L'apparizione del limite è perciò il punto di non ritorno.